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Gruppo Tekno - 30 anni di attività

Gruppo Tekno Story - Sotto la tecnologia, tutto.

Ci sono i device, veri oggetti di design, trend topic e status symbol tanto per noi quanto per i nostri figli, nativi digitali diventati già ometti.
E ci sono le app, grazie alle quali ci programmiamo gli allenamenti settimanali, cerchiamo il partner e scegliamo il ristorante dove invitarlo a cena, durante cui seguiamo i risultati della squadra del cuore e prima di andare a letto ci rilassiamo un po'.
Il nostro è un mondo facile, intuitivo, amichevole, ma soprattutto smart e allo stesso tempo dannatamente chic.
Dove la tecnologia non si vede più, perché è dappertutto.
Ma c'è stato un tempo in cui non era così.
L'informatica si vedeva eccome, erano macchine perforatrici e codici binari, metri di lastre metalliche, chilometri di nastri per registrare i file e tonnellate di manuali con risposte oltre ogni ragionevole dubbio, tra labirinti di software e piramidi di hardware, i polverosi e ingombranti scatoloni di ruvida plastica granulare dov’erano di casa. Era un tempo in cui non c'erano standard all-inclusive, ma solo frontiere aperte. E nemmeno quelle era sempre facile immaginare dove finissero.

Era un tempo perfetto per una nuova leva di pionieri, che si giocavano le loro carte: alcuni seguendo l'istinto, altri sperando in una buona stella.
In quegli anni, erano gli anni Settanta del Novecento, anche noi abbiamo iniziato la nostra partita.

Gli anni Settanta

Mentre l'ordine costituito del mondo libero sembrava scricchiolare, sotto il peso dei nuovi e vecchi padroni del petrolio, in Italia l'alta marea del boom si stava ritirando, il suo posto preso da una risacca gravida di autunni caldi e guerre fredde.

Ma non era solo la California di Steve Jobs e della sua mela a brulicare: anche il Piemonte aveva fame di novità. Un nome su tutti, Adriano Olivetti. Così, soprattutto a Torino, sempre più aziende si stavano lanciando alla ricerca di analisti e programmatori specializzati.

Sembravano non bastare mai queste figure in grado di destreggiarsi tra le esigenze del cliente, Mainframe, linguaggi macchina e programmi complicatissimi da scrivere o aggiornare, raramente compatibili gli uni con gli altri.
Fu così che nacquero le prime software house, società che offrivano software e servizi in outsourcing, attraverso i loro consulenti. E noi eravamo una di quelle.

Gli anni Ottanta

Ma era solo l'inizio. Perché, mentre nel Nuovo Mondo Reagan vinceva le elezioni e John Lennon veniva assassinato da un folle, nel Vecchio Continente la Jugoslavia dava il benservito a Tito e la Polonia il benvenuto a Solidarnosc, in Italia erano arrivate le leggi Visentini. Creando, tra le altre cose, un interesse tutto nuovo attorno alla gestione dei beni patrimoniali, qualcosa che andasse ben oltre la semplice contabilità.

Noi avevamo sviluppato cinque diverse procedure per altrettanti clienti, accorgendoci però che oltre la metà del software era uguale per tutti.
Ci siamo chiesti: perché non pensare a un pacchetto unico per i futuri clienti, anziché riscrivere tutto ogni volta?
Allora, mentre esplodeva lo scandalo della P2 e Giovanni Paolo II veniva ferito in piazza San Pietro, abbiamo progettato il nostro primo software: un'avventura tutta incognite, visto che al momento sapevamo quali risorse avremmo speso, ma non se e quando saremmo rientrati dagli investimenti e trovato qualche cliente.

Così, mentre ci salutava Grace Kelly e sopra le Falkland soffiavano i venti di guerra tra Inghilterra e Argentina, è nato SIC, il nostro package per la gestione dei beni patrimoniali.

Pochi mesi dopo abbiamo chiuso le prime vendite, giocandoci buona parte dell'esito delle trattative durante i pranzi post-riunione con i potenziali committenti, spesso rappresentati da amministrativi abituati a gestire i cespiti manualmente e completamente a digiuno di informatica.

Era chiaro come, mentre la Nintendo rivoluzionava il mondo dei videogiochi, la Thatcher diventava primo ministro in Gran Bretagna e Craxi in Italia, fosse necessario potenziare l'attività commerciale: i pranzi non erano più sufficienti, così abbiamo inaugurato alcune campagne di mailing ad hoc. Stavano arrivando le Olimpiadi di Los Angeles, dove invece non sarebbe mai arrivata la delegazione sovietica, ma non troppo lontano la Apple presentava il suo primo Mac.
Mentre noi da tutt’altra parte, lungo il Po, sulle note di Like a Virgin di Madonna aprivamo le porte della nostra nuova sede: gli affari crescevano e ci voleva un ufficio più grande.

Erano anni in cui gli incontri di persona che culminavano in una bella stretta di mano avevano una certa importanza: questo valeva per gli accordi sulla riduzione degli armamenti tra Gorbaciov e Reagan quanto per i nostri con i futuri clienti, che volevano vedere in faccia i loro possibili fornitori, mettendoci alla prova nel corso di interminabili presentazioni, tutte slide e lavagna, e dimostrazioni pratiche del prodotto. Il World Wide Web sembrava lontanissimo.
Sembrava.
Certo, non tutto andava per il meglio: crollava l'Heysel, si apriva il buco dell'ozono, esplodeva Chernobyl e i Queen salivano per l'ultima volta sul palco di Wembley.

Ma, nonostante questo, erano anni di grandi sviluppi: anche per noi, che superavamo i 70 clienti, diversificando ed evolvendo i nostri prodotti, fino a gestire anche il processo degli investimenti.
Era necessario aumentare il personale e cambiare di nuovo sede: questa volta in corso Matteotti. Dove è arrivato anche il nostro primo personal computer, un Olivetti M24. Sembrava già quella una piccola grande rivoluzione, e non era la sola.

Il primo a cadere fu Pinochet, ma anche l'URSS iniziava a traballare per davvero, mentre noi decidevamo di specializzare i commerciali per le varie linee di prodotto e sperimentavamo nuove tecniche di vendita per telefono.
Un nuovo mondo era ormai alle porte, davanti a un carro armato in Piazza Tienanmen, alle spalle dell'Armata Rossa che si ritirava dall'Europa dell'est, sopra le macerie del Muro di Berlino.

Anche per noi era tempo di aprire qualche muro: per esempio investendo anche nelle Risorse Umane. Ecco perché siamo sbarcati a Londra, diventando partner e distributori per l'Italia della HR Management Software di Nick Bolton.
La sua azienda non si occupava di gestire le paghe: forniva software per gestire i piani di carriera, gli organigrammi, la selezione e i piani di successione del personale. Una novità assoluta in Italia, declinata in due prodotti: uno per semplificare la creazione e la gestione degli organigrammi a partire da una base dati, l'altro per ottenere un'anagrafica completa e il piano di crescita professionale dei dipendenti. Che fosse arrivato il tempo, per grandi aziende e multinazionali, di migliorare il business d'impresa attraverso la valorizzazione delle carriere dei loro dipendenti? Credevamo proprio di sì.
Gli anni Novanta

Il mondo stava cambiando da cima a fondo, era già cambiato. In politica, con la fine del Grande Freddo nel derby tra americani e russi. Nello sport, con la vittoria della Germania nei Mondiali di Roma e delle Notti Magiche, che alzava la coppa senza ancora essere uno stato fatto e finito.
Succederà di lì a poco, un po' come la Guerra del Golfo o quella in Jugoslavia. E nella musica dove, nonostante fossimo diventati tutti orfani di Freddie Mercury, Bono Vox, mascherato da mosca, guidava i suoi U2 alla conquista della nuova Età dell'Oro dell'underground.
Intanto, si affacciavano timidamente sul World Wide Web i primi siti.
Erano tutte risposte alla crisi, un modo per ripartire una volta toccato quello che sembrava essere il fondo.

E noi non potevamo esser da meno: oltre alla ricerca di nuovi prodotti e partner, abbiamo iniziato ad andare oltre il Mainframe, passando agli IBM AS/400 e alle reti locali con i software Microsoft. Tecnologie migliori a prezzi più bassi: fantastico, certo, ma qualcosa ci diceva di non innamorarci troppo della tecnologia. Meglio continuare soprattutto a prevedere e risolvere i problemi dei clienti.
In che modo, avremmo valutato volta per volta: l'importante era non rimanere indietro. Era questo il nostro vero marchio di fabbrica.

Allora, mentre Clinton si trasferiva alla Casa Bianca, noi ci spostammo a Collegno: gli spazi non bastavano davvero mai. E da lì, mentre Nelson Mandela diventava presidente del Sud Africa dopo quasi 30 anni di carcere e a Pasadena il Divin Codino Roberto Baggio mandava alle stelle l'ultimo rigore della finale contro il Brasile, noi lanciavamo ufficialmente Gruppo Tekno: l'obiettivo era rendere più efficace la gestione dell'azienda e diversificare l'offerta con nuovi software.

D'altra parte, le Risorse Umane continuavano ad aumentare il loro parco clienti, mentre il mercato dei cespiti iniziava a saturarsi e si lavorava soprattutto con gli aggiornamenti.
Come quello che abbiamo fatto per Windows, proprio mentre nascevano la Playstation, l'Unione Europea, i primi blog e Google, e se ne andavano Lady D, Madre Teresa di Calcutta, Frank Sinatra, Fabrizio De André, Stanley Kubrick e Lucio Battisti.
Tutta gente che si sarebbe dovuta clonare, mentre sembra ci si sia fermati a una pecora: Dolly.

Ma era quasi ora di salutare il Millennio, preparandoci al suo colpo di coda: il Millennium Bug.
Un problema sorto perché i pionieristici programmatori degli anni Settanta avevano utilizzato solo 2 byte per indicare gli anni, e non 4. Molto utile per risparmiare spazio, meno se il 01.01.00 fosse stato considerato dai calcolatori non come il primo gennaio del Duemila, ma del Novecento. Panico: eserciti di Cassandre a profetizzare su come tutto il mondo si sarebbe bloccato a Capodanno. Così vennero richiamate di colpo schiere di "riservisti", programmatori d'antan in grado di lavorare sulle vecchie tecnologie e aggiungere i 2 byte mancanti. Tutto si risolse, come spesso succede, in molto rumore per nulla: la vecchia guardia aveva portato a termine la propria missione.

Gli anni Zero

Ed è un attimo che siamo finiti negli anni Zero, inaugurati dalla nascita di Wikipedia e dall'11 settembre.
Che non solo a Ground Zero hanno fatto tabula rasa dei fermenti di pochi anni prima: molti attori economici locali vanno in crisi, le multinazionali scappano.
Ma in tutto questo trambusto, arriva la legge 626 sulla sicurezza ad aprirci un nuovo, possibile, ambito.
Per noi che, ancora una volta, per cercare di resistere, rilanciamo, ottenendo oltre alla Microsoft Certified Partner anche la Certificazione Qualità Aziendale ISO9001.
Arriva anche l'euro, e in Italia bisogna adeguare i programmi alla nuova valuta e ai decimali, sconosciuti alle care vecchie lire.
Mentre festeggiamo i 300 clienti e i 3 milioni di fatturato, un tremendo tsunami sconvolge l'Asia e un giovanotto a stelle e strisce presenta un nuovo social network: Facebook.

Nel nostro piccolo, creiamo due società operative, una per le Risorse Umane, l'altra per i Cespiti, in modo da differenziare ulteriormente l'offerta e far evolvere alcune nuove figure professionali affidando loro un ruolo operativo.

Sono gli anni in cui internet ha stravolto la vita e il modo di lavorare di tutti.
Per noi aggiornare la tecnologia, passando dall'installazione sulla rete locale dei clienti alla gestione via web è stata la cosa più semplice: le prime versioni completamente web per le Risorse Umane arrivano tra il 2003 e il 2004, per i Cespiti ne arriverà una ibrida qualche anno dopo.

Tutto un altro discorso il modo di comunicare e relazionarsi con i mercati.
Perché diventa necessario trovare nuovi modi per raggiungere i target e promuovere i nostri prodotti. Bisogna farsi trovare, esserci ed essere visibili, ma è qualcosa che non possiamo più controllare del tutto.

Sono lontani i tempi del mailing diretto e della delusione di Italia ‘90. Infatti, forse caricata dallo scandalo di Calciopoli, la nazionale italiana di calcio vince i mondiali a casa della neo-cancelliera Merkel, battendo in finale proprio i cugini d'Oltralpe, mentre Torino è il nuovo place to be, col pieno di energia lasciato dalle Olimpiadi invernali appena finite.

Tutto quell'entusiasmo passerà in fretta, con lo scoppio della bolla speculativa in USA, che nonostante l'elezione di Barack Obama diventa presto finanziaria e sbarca in Europa ai porti di Grecia e Irlanda.
Un vero terremoto, come quelli che devasteranno prima l'Abruzzo, poi Haiti, infine il Giappone.

Intanto la HRMS di Bolton si fonde con l'americana Cezanne Software, che aveva già sedi in Italia.
Questo per noi significa un nuovo tipo di partnership, sia tecnica che commerciale, che ci porterà a considerare clienti di dimensioni minori, ma il cui peso relativo è in aumento.
D'altra parte, come non provare ad adeguarsi a quel mondo frastagliato, composto da un sistema nuclearizzato e spesso incoerente, difficile da governare, ma altrettanto affascinante da interpretare?

Oggi

Ed eccoci qua.
Gli anni Dieci, inaugurati dalla vittoria dei primi mondiali africani da parte della Spagna, impresa che non le servirà a scansare il contagio della crisi, per cui da nessuna parte del Mediterraneo si trovano antidoti.

E così noi, per prepararci a superare la tempesta della congiuntura economica negativa, riassorbiamo nella società madre le due aziende operative, in modo da eliminare anche i costi aggiuntivi dati dalle amministrazioni separate.

Ma non si può giocare solo in difesa, come forse direbbe il nuovo Papa Francesco.
Sperando che il bello debba ancora venire, presentiamo la versione full web anche per i Cespiti e allarghiamo le nostre partnership: con Wolters Kluver, gruppo olandese che in Italia tratta prodotti editoriali specialistici e alcuni software, tra cui un gestionale per la sicurezza sul lavoro.

Arriva poi il 2016 che vede la cessione del ramo d’azienda dei software delle Risorse Umane a favore di Talentia Software.

La ricerca di nuovi settori va a braccetto con l’evoluzione di quelli per noi “storici”, perché secondo la nostra filosofia, oggi per un’azienda Cespiti e Sicurezza Lavoro sono vasi comunicanti da non considerare separati o indipendenti, si attiva pertanto la collaborazione con la francese Vocaza, per supportare sul mercato Italiano soluzioni e servizi per la gestione dei sondaggi online.

E domani?

Le strategie di lungo periodo sono difficili da tracciare, in ogni campo. Tutti si preoccupano di consolidare il proprio business, fidelizzare i clienti, senza prendersi troppi rischi, nella speranza che la congiuntura economica migliori.

Da quando ci siamo affacciati in questo campo, molte software house, nate tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta, dopo un primo momento felice si sono perse, vittime degli alti e bassi dei mercati, mentre il mondo cambiava a una velocità e in un modo impressionante. Solo a rimettere qui in fila alcuni dei fatti più importanti che abbiamo attraversato, è difficile credere che sia successo tutto questo.

E che noi invece siamo ancora qua, bene o male continuando a rimanere noi stessi. Perché questo siamo certi di averlo capito, nei nostri primi trent'anni: il valore aggiunto di Gruppo Tekno è sapersi aggiornare costantemente per capire i problemi dei nostri clienti e prevedere quelli in arrivo, risolvendoli ogni volta con l'ultima tecnologia disponibile.

Ed è proprio questo che ci auguriamo di continuare a fare nei prossimi trent'anni: cambiare sempre, per non cambiare mai

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